LE ISOLE DI TAHITI: UNA LEGGENDA RACCONTATA DA OLTRE 200 ANNI

Immortalato in libri, dipinti e film, il mitico arcipelago polinesiano è stato fonte d’ispirazione per numerosi poeti, pittori, scrittori e registi internazionali. Isole incontaminate, spiagge deserte, acque cristalline, natura policroma e una calorosa popolazione locale: l’immagine leggendaria delle Isole di Tahiti come paradiso tropicale, iniziata con i racconti dei primi visitatori europei, è stata rafforzata nei secoli da poeti, pittori, scrittori, balenieri, commercianti, vagabondi, marinai, navigatori, esploratori e registi che contribuirono a diffonderne la fama in tutto il mondo.  L’esploratore Samuel Wallis, dopo aver scoperto le Isole di Tahiti, scrisse: “Tutte le donne sono belle e qualcuna di una grande bellezza”. Il collega francese Louis Antoine de Bougainville nel 1771 pubblicò il suo Viaggio intorno al Mondo, nel quale dichiarò: “Credevo di essere trasportato nei giardini dell’Eden”. Anche James Cook nel Diario e Joseph Banks nel Diario di viaggio contribuirono ad alimentare questa visione idilliaca dell’arcipelago. Robert Louis Stevenson, autore dei celebri L’isola del tesoro e Dr Jekyll e Mr Hyde, rimase particolarmente colpito dalla bellezza delle Tuamotu e lo raccontò nel libro Nei mari del sud (1890).  L’Arcipelago della Società è protagonista di ben due romanzi dello scrittore americano Herman Melville, che nel 1846 pubblicò Taipi: uno sguardo alla vita della Polinesia, in parte ispirato a una vicenda personale. L’anno dopo è la volta di Omoo, nel quale sono molti i riferimenti autobiografici al periodo di prigionia che l’autore trascorse tra gli indigeni polinesiani, a Tahiti e a Moorea. La cultura Maori è invece al centro de Les Immémoriaux  (1907) di Victor Segalen, poeta e medico della Marina che soggiornò a Tahiti e in altre isole della Società.  Hiva Oa è conosciuta anche come l’isola di Gauguin: il pittore francese che vi si stabilì dal 1901 al 1903, anno della sua morte, dopo un precedente soggiorno dal 1891 al 1893. L’artista, che decise di lasciare l’Europa per “vivere in questo luogo d’estasi, di calma e d’arte”, vi realizzò circa settanta dipinti di vario genere, dai ritratti ai nudi, dai paesaggi ai soggetti simbolici ed allegorici. La capitale delle Isole Marchesi, Atuona, ospita la ricostruzione della Maison du jouir, la casa/atelier polinesiana del pittore, con disegni, fotografie, lettere e altri oggetti personali dell’artista e copie delle opere più celebri realizzate in quel periodo. Fino al 24 maggio 2014, al Museo delle Isole di Tahiti è possibile visitare la mostra “Après Gauguin. La peinture à Tahiti de 1903 aux années 60”, una selezione di dipinti realizzati in Polinesia Francese dopo la morte di Gauguin.  Accanto al corpo del pittore francese, di fronte alla baia di Ta’a’oa, giace sepolto quello di un altro celebre europeo, il cantautore e attore belga Jacques Brel che, spinto dalla sua grande passione per l’aviazione, trascorse in questi luoghi gli ultimi anni della sua vita, dal 1975 al 1978, continuando a comporre nonostante le difficili condizioni di salute. Gli incomparabili scenari naturali delle Isole di Tahiti hanno ispirato anche numerosi registi e produttori cinematografici, primo fra tutti il tedesco Friedrich Wilhelm Murnau che, dopo 18 mesi di riprese a Bora Bora, sul Motu Tapu, nel 1931 fece uscire il film Tabu. Uragano di Dino De Laurentis, remake dell’omonimo film di John Ford ispirato al romanzo di James Norman Hall e Charles Nordoff, venne invece girato nel 1979 a Bora Bora. La figura cinematografica più legata alle Isole di Tahiti è però Marlon Brando che, dopo il film Gli ammutinati del Bounty del 1962, decise di acquistare l’isola di Tetiaroa, dove visse fino al 1990. Al grande attore americano è dedicato l’ecoresort The Brando, una serie di lussuosi bungalow integrati tra la foresta.  Oggi il cinema riveste ancora un ruolo di grande importanza nelle Isole di Tahiti, come dimostrato dal FIFO, il Festival Internazionale del Film Documentario Oceanico che si tiene ogni anno tra febbraio e marzo alla Casa di Cultura di Papeete.

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